| Scritto da Valerio Costa-ass. cultura, sport, turismo | |||
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La Valbrenta
Rinchiusa, quasi schiacciata tra due massicci montuosi, la valle del Brenta può forse dare un certo senso di timore a chi si trovi per la prima volta in uno dei tanti borghi allungati sulle sponde del fiume, ai piedi di quelle pareti che incombono minacciose, ergendosi per centinaia di metri fino ai boschi e ai pascoli del Grappa e dell'altopiano dei Sette Comuni. Eppure anche in questo ambiente apparentemente così ostile l'uomo ha trovato il modo di vivere ed i mezzi con cui sussistere: fu inizialmente la "menada" dei tronchi, che dall'Altopiano e dal Grappa venivano trasportati fino al Brenta e di qui fluitati in zattere a Padova e Venezia, a costituire l'unica fonte di reddito. Di questa attività i segni sono ancora evidenti un po' dovunque; caratteristica è, a Valstagna, la "Calà del Sasso", costruita nel 1398 sotto la signoria di Gian Galeazzo Visconti: una lunghissima scalinata scavata nella roccia, che supera ben 700 metri di dislivello con 4.444 gradini di pietra, fiancheggiati da una canaletta selciata per la quale venivano divallati i tronchi. Qualche secolo più tardi, l'introduzione della coltura del tabacco mutò radicalmente l'economia ed il volto stesso della valle: il paesaggio venne infatti modellato dalla mano dell'uomo per adattarsi all'espandersi della coltivazione, trasformando le ripide pendici dei monti in quelle grandiose scalinate che sono i terrazzamenti. Naturale via di transito fra Venezia e Trento, la valle del Brenta fu presidiata fin dall'epoca romana da numerosi "castella", al fine di controllare i traffici commerciali e contrastare il passo agli eserciti germanici che spesso per questa via tentarono di scendere nella pianura veneta. Tali fortilizi furono costruiti nei punti strategici, dove la valle si restringe quasi a non voler lasciar passare altri che il Brenta: unica rimasta, tra Cismon e Primolano, è la fortezza dei Covolo Butistone, ricavata in un enorme caverna internantesi in una roccia a strapiombo sulla strada. Un capitano delle milizie venete del '600, il Caldogno, ne fa un'accurata descrizione, spiegando che essa è "in un monte di vivo sasso, molto alto e diritto, quasi come tagliato a piombo alla via soprastante, nella parete superiore del quale, nel sasso stesso una spelonca, che v'era con una fonte di bell'acqua dalla natura fatta, gli uomini anticamente rassettarono, e fecero una rocchetta alla quale ire a piè non si può, ma per fune giù mandata con una soggetta di legno da su starvi gli uomini ad uno ad uno per forza di una ruota che quei della rocchetta rivolgono, sono su collocano e tutte quelle cose che vi si hanno da portare in quel modo sono levate, e da esse portate bisogna che siano". Ben sedici erano i locali ricavati nello speco: depositi di armi e munizioni, stanze per la truppa, il capitano ed il cappellano, una piccola chiesa dedicata a San Giovanni Battista e le prigioni; poteva ospitare, con le relative artiglierie, fino a 500 uomini. Per la difesa dei confini con il vicino impero germanico non si poteva comunque contare esclusivamente sulle deboli guarnigioni presenti in valle: ed ecco pertanto la cura che i dominanti ponevano nell'accaparrarsi e mantenere la fedeltà di quei rudi valligiani, rotti ad ogni disagio della vita sui monti, che, come afferma il Tassoni descrivendo le milizie di Ezzelino il Tiranno: "Con occhi stralunati e cere brutte Armati di balestre, ronchi e scale, Pareano nati apposta per far male". Brenta, terrazzamenti e pareti rocciose: questo è l'ambiente naturale ed umano della nostra valle. Il Brenta innanzitutto, che con la sua fresca corrente mitiga la calura estiva e rende piacevole il passeggiare (per "ciapar i freschi", come dicono qui) lungo le riviere in cui le case si affacciano sulle acque a specchiare la loro colorata bellezza, così voluta dai secenteschi signorotti della capitale, che qui commerciavano legname, a ricordare forse la loro Venezia lontana. Ma anche sotto il solleone le numerose spiaggette appartate lungo il corso del fiume suppliscono a ben più lontani lidi, mentre i ragazzi trovano nei grossi massi che fendono la corrente dei fiume ideali trampolini di lancio per i loro tuffi. Le canoe poi, qui sono di casa: le caratteristiche del fiume, a tratti calmo, a tratti spumeggiante nel rapido vorticare delle acque ristrette tra le sponde rocciose, sono ideali per la pratica di questo sport; esso tocca il suo momento di gloria nel periodo estivo, quando numerose sono le gare, anche a livello internazionale, che si susseguono nella "palestra" di Valstagna. La più famosa, e atipica, tra queste è però il palio delle zattere: nell'ultima di luglio le varie contrade del paese si sfidano, in una travolgente corsa tra le onde, sulle zattere di tronchi che i loro avi usarono quale strumento di lavoro quotidiano. Ma la dote per la quale il fiume è più giustamente famoso è la sua pescosità: già nel '700 il Dal Pozzo ci assicura che "le acque del Brenta producono molte sorta di pesci non ignobili, quali sono trote le più squisite, le quali hanno la carne di color giallognolo o rossiccio, temoli, poco inferiori alle trote, squali, barbi, anguille, luzzi, tinche, lamprede, ghiozzi, volgarmente detti marsoni, gamberi ed altri pesciolini". La presenza della lontra, che vive solo nei fiumi assolutamente puri, ci conferma che qui troviamo le "chiare, fresche, dolci acque" cantate dal poeta.
Pochi, ma straordinari, sono gli affluenti dei Brenta: il Cismon che, prima di gettarsi nel fiume, trattenuto da un'altissima diga forma il delizioso lago del Corlo; il Subiolo, che emerge ribollendo da un sifone sotterraneo; il Frenzela, che va a gettarsi quasi in piazza a Valstagna formando la spettacolare cascata dei calieroni, così chiamata dalle grosse "marmitte" scavate in ognuno dei suoi precipiti salti; infine l'Oliero, sfociante alla luce attraverso le famosissime grotte da chissà quali incogniti percorsi sotterranei. Su di esse, praticabili anche d'inverno per la quota modesta a cui si sviluppano, compiono i loro severi allenamenti, preludio a più ardue imprese dolomitiche, gli alpinisti, la cui passione il Garobbio così canta: " ... Così quegli orridi dirupi, già dimora di maghi e di streghe, s'ammantano di altri incantesimi, diventando agone solare di una gioventù coraggiosa e disperatamente innamorata della vita, decisa a spendere in un'ora quel coraggio che altri non impiega in un'intera esistenza, per godere in un'ora quella gioia selvaggia che altri non prova nell'esistenza intera".
Anche le case che, costruite sulle masiere, ne sembrano quasi un prolungamento, sono state realizzate per assolvere ad una ben precisa funzione nell'ambito di questa particolare economia agricola: strettissime ed allungate lungo le curve di livello come i terrazzi a cui si appoggiano, sono molto sviluppate in altezza per risparmiare il prezioso terreno; le finestre sono presenti in gran numero per un'ottimale circolazione dell'aria ai piani superiori dove avveniva l'essiccazione del tabacco; nel seminterrato, sotto i locali di abitazione, si trova la stalla, con il caratteristico soffitto a volta, così strutturato per meglio scaricare sulle fondamenta il peso della sovrastante costruzione. Tipica al proposito è contrada Giaconi, ben visibile a chi sale da Valstagna lungo i primi tornanti della strada per Foza, simile quasi nella forma ad una fortezza sostenuta da un'altissima torre sul dirupo al quale si affaccia.
L'ITINERARIO Sulla riva dei Brenta l'ex impianto idroelettrico, con la sua struttura imitante un antico castello, costituisce un bell'esempio dell'architettura industriale dei secolo scorso; nell'adiacente piazzetta il secentesco palazzo Guarnieri è ora sede della Comunità montana del Brenta. Sul retro, l'ex filanda Guarnieri ospita il museo del tabacco. La strada corre adesso in vista della vasta zona terrazzata di Valstagna, sull'altro versante della valle, con le sue piccole contrade sparse qua e là a raffigurare il fondale di un immenso presepe.
Arte e cultura nella Valle del Brenta Contrade dalle origini antiche, case rustiche ornate da nicchie affrescate, pievi e oratori di preziosa fattura: sono questi gli aspetti caratteristici che possono testimoniare l’illustre passato della valle del Brenta, la cui coscienza, viva nella nostra gente, l’ha resa gelosa custode della propria identità culturale. Ad iniziare da Campese, il cui monastero ha tenuto a battesimo l’intera vita civile e religiosa di buona parte del Canal di Brenta, un po’ in tutte le contrade possiamo trovare testimonianze eloquenti del lento ma incessante sviluppo civile, ecclesiale, culturale e morale che nel corso dei secoli ha contraddistinto queste comunità. Essendo gran parte della produzione artistica dei secoli passati rivolta a tematiche religiose, l’arte "maggiore" non poteva non trovare la sua sede privilegiata nelle chiese. Nei paesi o nelle contrade del Canale di Brenta, nessun altro monumento o edificio, pubblico o privato, civile o religioso, impressiona maggiormente l’ospite o il turista di passaggio quanto le chiese e gli oratori. La loro stessa collocazione, al centro del paese o in posizione dominante, testimoniano la volontà delle diverse piccole comunità di porre l’edificio religioso nel cuore delle singole realtà locali. In questi manufatti non sono poi trascurabili l’imponenza della mole o la nobile armonia delle linee architettoniche, segni evidenti della raffinatezza della nostra gente anche nei secoli passati.
Custodite nelle chiese più antiche, molte sono le opere databili intorno al Cinquecento - Seicento. Fortemente rappresentata, con numerose e pregevoli pale d’altare, è la scuola Dapontiana (non possiamo dimenticare che la madre di Jacopo Da Ponte era una certa Menon, di origine solagnese). Ma non mancano altre scuole, ad esempio quella veneta (con opere del Vivarini a Primolano) e quella toscana (a Valstagna una tela del sec. XVII con l’Apparizione a Tommaso). Gli altari marmorei furono eseguiti dagli abili e richiestissimi scalpellini di Pove e Solagna, tra i quali si distinsero i fratelli Cavallini di Pove. Alcuni altari sono in legno scolpito, come quello della chiesa di S. Nazario, recentemente restaurato. Sempre in legno, le quattrocentesche statue di santi a Campolongo, i crocefissi a Solagna, Valstagna, Pove e Campolongo, le Madonne di Cismon e Valstagna. Alcuni frescanti, provenienti dall’area feltrina, dipinsero molte delle volte delle nostre chiese con scene riproducenti la gloria di Cristo, il giudizio finale e il tema dell’Apocalisse di S. Giovanni, il martirio di santi ed altre scene bibliche. UN ITINERARIO D’ARTE IN VALBRENTA Per conoscere la storia e l’arte della nostra valle, vi invitiamo ad una visita storico-artistica molto suggestiva lungo tutto il Canal di Brenta: un percorso alla riscoperta delle più significative espressioni artistiche, della religiosità popolare e delle antiche tradizioni della nostra gente. Seguiremo un itinerario circolare, con partenza da Bassano, che rimonterà la sponda destra del Brenta (Campese, Campolongo e Valstagna) per scendere poi lungo la sinistra (Cismon, San Nazario, Solagna, Pove e Romano). Alle porte della valle, tra le colline che coronano Bassano, le parrocchiali di San Michele, Valrovina, Rubbio e le chiesette campestri di San Giorgio e San Bovo dipendevano tutte dall’antica pieve di Sant’Eusebio. L’attuale costruzione è opera settecentesca di Giovanni Miazzi. Il soffitto è decorato con un trionfo di Cristo di Giovanni Anselmi. A Campese, la chiesa di San Martino, sorta qualche secolo prima del mille, è il monumento più insigne della tradizione religiosa e civile del paese. La statua marmorea di S. Rocco, opera di Giambattista Fusaro, è uno dei rari esempi di artigianato povesano, voluto dalla pietà popolare per scongiurare il colera del 1836. Nella chiesa di Santa Croce, sempre a Campese, si segnala la pala, che raffigura la glorificazione di Maria, di Jacopo Da Ponte, detto il Bassano, e un affresco che appartiene agli inizi del sec. XVI. La chiesa di Campolongo è la più recente delle sette cappelle sorte sul territorio del monastero di Campese. La facciata, dalle linee architettoniche neo - rinascimentali di fine settecento, e l’interno dell’edificio sono opera dell’architetto bassanese Antonio Gaidon. La costruzione, iniziata nel 1793, fu portata a termine dopo circa 25 anni. Il soffitto a vele è attribuito ad Antonio Canal. Ignoto, invece, l’autore di due pregevoli pale, secondo alcuni ritenute della scuola dapontiana. La chiesa di S. Spirito ad Oliero è senza dubbio una delle più antiche del Canale di Brenta. L’originaria cappella del convento di S. Croce, con annesso ospizio, era stata eretta nel 1221 da Ezzelino II il Monaco, e da questi donata al monastero di Campese. Aveva giurisdizione sulla popolazione di Campolongo e Valstagna. Rifabbricata nel 1786, possiede numerose opere di insigni autori. La pala dell’altar maggiore è di Francesco Da Ponte (1523) ed è uno dei dipinti meglio riusciti del grande maestro. La pala denominata la "Cattedra" è invece di Jacopo Da Ponte, come pure quelle che raffigurano i santi Rocco e Sebastiano e la Madonna Assunta. La chiesa di S. Antonio Abate a Valstagna venne consacrata nel 1861 e conserva tutta la preziosità, oltre che nella vasta e maestosa eleganza della sua navata, negli affreschi tiepoleschi del soffitto, nelle pale e nei dipinti. Gli affreschi del soffitto furono eseguiti nel 1921 dal pittore trevisano Carlo Vendramin e sostituirono un precedente affresco del 1786, perduto con la prima guerra mondiale. La Natività del Da Ponte, conosciuta anche come il "Presepio", è uno d A nord di Valstagna, nella contrada Costa, la Chiesa è dedicata a San Giuseppe artigiano. Assieme alle chiese di San Marino, dedicata all’omonimo martire, e di Collicello, dedicata alla madonna addolorata, dal 1975 costituisce con queste un’unica parrocchia. Le tre chiese, completamente distrutte dai bombardamenti della prima guerra mondiale, furono ricostruite nell’immediato dopoguerra. La chiesa di Primolano è recente. Risale infatti all’inizio del ’900. Di notevole interesse sono gli affreschi del Nasocchi, che apparteneva ad una nota famiglia di pittori bassanesi. L’altare in legno ci riporta all’arte degli scultori sudtirolesi. A Cismon, la chiesa di San Marco sorse accanto ad uno dei più antichi ospizi per i pellegrini sulla via per la Germania; intitolata a San Marco, era in origine una chiesa campestre soggetta al monastero di Campese. Il presbiterio, risparmiato dall’alluvione del 1748, è rimasto integro, conservando elementi finemente lavorati in stile barocco che lo rendono degno di una cattedrale. Di rilievo artistico la soffittatura, opera di Giambattista Canal (Canaletto), mentre sull’altare maggiore fa spicco la pala di Girolamo Da Ponte che raffigura la Madonna col Bambino, tra angeli e i santi Marco e Giustina (patrona della sinistra Brenta). L’oratorio della Madonna del Pedancino, che troviamo poco oltre sulla riva destra del Cismon, fu ricostruito nelle attuali forme nel 1749, in seguito ad una terribile alluvione che, oltre a distruggerlo, ne strappò la venerata immagine della Madonna, che però venne ritrovata intatta a Friola, trenta chilometri più in basso lungo il corso del Brenta. L’attuale chiesa di Carpanè, dedicata ai santi Pietro e Paolo, è risorta dalle rovine della prima guerra mondiale che aveva distrutto il primitivo oratorio del 1546. Il bassorilievo del paliotto dell’altare maggiore è opera dello scultore bassanese Danilo Andreose (1972) e ancor più recente la nuova pala dell’altare, raffigurante i santi Patroni della comunità parrocchiale, opera del pittore padovano Dionisio Gardini (1981). Il culto dei santi Nazario e Celso a San Nazario, come la presenza di altri santi di origine lombarda (Sant’Eusebio di Angarano, sant’Ambrogio di Valrovina e San Giorgio di Solagna) fa supporre che la diffusione del cristianesimo dalle nostre parti sia legata ai primi missionari provenienti da Milano nei secoli V e VI. La chiesa di S. Nazario si costituisce in parrocchia nel 1612 e solo nel 1682 si stacca civilmente da Solagna. L’altare maggiore è opera dei fratelli Cavallini di Pove (1911), mentre la vasca battesimale in marmo rosso di Pove risale al secolo XVII. La pala dei santi Nazario e Celso è della scuola Dapontiana (Sec. XVII). Più recenti gli affreschi del soffitto in stile neoclassico del pittore Bellunese Giovanni De Min (1848), con il martirio dei Santi Patroni. L’antichissima chiesa pievana di Santa Giustina a Solagna, sorta prima del secolo IX, estendeva in origine la sua giurisdizione ecclesiastica su tutta la valle. La pala dell’altare maggiore, di Francesco Da Ponte, raffigura Santa Giustina tra i due santi guerrieri Michele e Giorgio. Anche l’icona della Madonna dell’aiuto, risalente alla stessa epoca, è di scuola Dapontiana. Di grande pregio il Crocifisso ligneo del XIV secolo, opera di autore ignoto, che veniva portato in processione dai flagellanti. Il soffitto in tela è del pittore cortinese dell’Ottocento Ghedina e raffigura il processo, il supplizio e il trionfo di santa Giustina. La chiesa antica di Pove era sorta come cappella della parrocchia di Solagna. Quella attuale venne fabbricata nel 1614 e rifabbricata agli inizi del secolo scorso. È intitolata al vescovo di Trento, Vigilio, martirizzato nel 405. La figura del glorioso San Vigilio domina la pala dipinta da Jacopo Bassano (1536-37). Con S. Vigilio dialogano i santi Girolamo e Giovanni Battista. La chiesa conserva un prezioso Cristo ligneo, che viene portato solennemente in processione in occasione delle feste quinquennali. L a chiesa di Romano fu eretta probabilmente poco prima del 1400. Si ha notizia d’una cappella, in onore di Maria, che esisteva fin dal 1085. La chiesa attuale fu costruita nel 1880. L’ARTE MINORE: GLI AFFRESCHI MURALI Ma accanto a questa arte "maggiore", troviamo delle non meno interessanti forme di espressione artistica che costituiscono un ricco patrimonio di affreschi, dipinti, capitelli, bassorilievi, sculture lignee e affreschi murali, dipinti sulle facciate delle case o sui capitelli posti ai crocicchi delle strade e che si trovano ovunque nei paesi e nelle contrade sparse di tutto il Canale di Brenta. Furono, queste, opera di qualche oscuro artista locale, ma più frequentemente di madonnari ambulanti e artisti forestieri che con immediatezza, e spesso con squisita sensibilità, seppero farsi interpreti del sentimento religioso popolare. Per invitarvi a scoprirli, li consideriamo seguendo un itinerario che potrebbe costituire una proposta di visita.
Piuttosto recente è l’affresco raffigurante il miracolo del beato Lorenzino, nell’omonimo oratorio in centro a Valrovina. Sulla facciata di una casa, vicino alla chiesa di San Michele, troviamo ben due affreschi. Il primo, del secolo XVIII, raffigura la Madonna con Gesù Bambino in braccio, contornata di stelle, che consegna il rosario a S. Domenico. Al lato opposto c’è S. Antonio da Padova. Piacevole per la composizione e lo schema, la figura è tutta contornata da elementi decorativi a fogliame e racemi. Il secondo affresco è racchiuso entro una cornice rotonda, sul cui bordo è scritto in stampatello ‘Santa Maria ora pro nobis". All’interno in campo giallo troneggia la Vergine, seduta su di un trono con il Gesù Bambino in braccio. L’opera risale al primo Ottocento. I tre affreschi situati all’esterno della chiesa di S. Eusebio risalgono, come si legge sulla sottostante lapide, al 1676. Interessante è lo schema compositivo dell’araldica cardinalizia, contrassegnata da uno scudo in quattro parti con un leone rampante, una croce commissa e bande verticale e oblique. Ai lati dello stemma altri due affreschi raffigurano S. Eusebio e la Vergine. A Campese, in Piazza Teofilo Folengo, all'angolo con via Villa, in una nicchia rettangolare è dipinta una Madonna con Bambino tra san Francesco e una santa non identificata. L'affresco è databile alla fine del sec. XVII. Sull'angolo della casa che determina la strettoia a nord del paese, in una nicchia è raffigurata la Madonna con S. Francesco e Santa Chiara. Si tratta del rifacimento novecentesco su un dipinto forse della fine del 1600. A Campolongo, sulla casa situata prima del ponte, un affresco del sec. XVIII colpisce per la felice semplicità compositiva: entro una cornice rettangolare decorata con racemi dorati è raffigurata la Madonna con Gesù Bambino fra nuvole di angeli. Sulla sinistra vi sono S. Francesco e S. Antonio, sulla destra altre figure di Santi di non facile lettura per la caduta della pellicola pittorica. Al fondo della via che passa davanti all’entrata del municipio, in una nicchia centinata troviamo un dipinto raffigurante la Madonna con Gesù Bambino in braccio, coronata da due angeli. L’opera si inserisce nel gusto rado ottocentesco popolare, secondo un comune modello iconografico. Sulla facciata dell’attuale pizzeria di Oliero, forse sede di un antico complesso monastico, si notano tre lacerti freschivi del ’500. Raffigurano l’Angelo Annunziante a sinistra, nel lacerto centrale il Padre Eterno e alla destra la Madonna. Sicuramente tutti e tre i lacerti facevano parte di un grande affresco, ora interrotto per l’apertura di finestre. A Valstagna, in Riviera Garibaldi, entro una nicchia ad arco, troviamo un capitello raffigurante la Madonna in preghiera con testine d’Angelo. È una triste Madonna orante, a mezzo busto, dipinta su tavola. Nella parte inferiore, a grandi caratteri in stampatello, c’è una scritta: "B. V. DELL’AJUTO". (fin dal 1500 Maria era invocata sotto il titolo di Vergine dell’ajuto - Auxilium Cristianorum). In via Roma, poco oltre la piazza di Valstagna, troviamo un affresco che raffigura la Madonna con Gesù Bambino in braccio, i Santi Cosma e Damiano alla sua destra, S. Lorenzo e S. Giustina alla sua sinistra e S. Giovanni fanciullo inginocchiato, che protende una mano verso Gesù. Al centro, sotto il basamento che si trova ai piedi della Madonna, si legge: "Ave Regina …". Il dipinto è opera di un buon frescante del secolo XVII Poco più avanti, sopra l’entrata del bar da Gino, un affresco, anch’esso risalente al sec. XVII, raffigura la Madonna in trono che tiene in braccio Gesù Bambino, ai lati S. Antonio Abate e Santa Caterina. Nella Chiesetta dei Mori, davanti al Campo sportivo, si conserva un prezioso affresco raffigurante la Madonna tra i Santi Rocco e Sebastiano. Sulla facciata di una vecchia casa abbandonata nei pressi del Ponte Subiolo, troviamo un affresco dipinto entro una lunetta, raffigurante la Madonna seduta che tiene in braccio Gesù Bambino, ormai reso illeggibile per la totale caduta della pellicola pittorica e dell’intonaco. Il Bambino Gesù era rivolto verso S. Benedetto orante, che tiene in mano il Pastorale. A San Gaetano, sulla facciata di una delle ultime case sulla sinistra, entro una grande cornice dipinta con foglie geometriche, vi è al centro un riquadro sormontato da due festoni azzurri, in cui è dipinta la Madonna con Gesù Bambino; ai lati campeggiano nel cielo azzurro due Angeli. Entro una nicchia centinata che si trova sulla facciata di una casa il località Giara Modon, tra due finestre vi è un affresco dipinto a tempera e raffigurante la Madonna, Gesù Bambino e S. Giuseppe. Nella parte superiore il Padre Eterno, circondato da testine di angeli, apre le sue braccia protettrici sopra la Sacra Famiglia. Più sotto, al centro, lo Spirito Santo. Un affresco dipinto a temperone, entro una nicchia centinata, che si trova sulla facciata di una casa il località Palazzon, raffigura la Madonna incoronata di stelle con Gesù Bambino in braccio; nella mano destra tiene la corona del Rosario ed i piedi poggiano sopra il mondo. Sul petto della Vergine è dipinto un cuore. In centro a Costa, in una cornice centinata, è dipinta la Madonna incoronata di stelle, che tiene in braccio Gesù Bambino, e contornata da testine d’angeli. Nella parte inferiore S. Antonio da Padova inginocchiato, tende le mani verso Maria in atteggiamento di preghiera e di supplica. Sul dipinto in basso a sinistra c’è la data 25.7.1925. Ancora più sotto sul basamento della cornice dipinta in rosso si legge una scitta in stampatello: "Se devoto sarai in terra degno per te sarà in cielo". Dall’alto pende una lampada. Sempre a Costa in un vicolo nei pressi del ponticello sul torrente Val Capra, troviamo una dolce Madonna incoronata con Gesù Bambino in braccio; dipinta con semplicità, si nota il segno del chiodo che contorna le figure entro un grande riquadro rettangolare. In altri due riquadri ai lati sono dipinti alla sinistra Cristo e alla destra un angelo. Sotto i piedi della Madonna una grande scritta: "B. V. del Pedancin 27.7.1925". Proseguendo il nostro itinerario passiamo sulla sponda opposto del Brenta proseguendo fino a Carpané. Una lunetta, posta sopra l’ingresso di una casa al n. 13 di via Stazio, conserva un affresco raffigurante la Madonna con Gesù Bambino al centro entro un ovale, e ai lati, esternamente, S. Giacomo e S. Antonio. È questo uno dei più antichi esemplari di pittura sacra a devozione pubblica presente in questa vallata. Si rileva che S. Giacomo era protettore dei viandanti; mentre S. Antonio era un santo venerato da tutti. Iconograficamente e per la tecnica adottata l’opera risale al sec. XVIII e, per la presenza di personaggi caratt A sud di Carpanè, lungo la Strada statale, nel santuario della Madonna dell’Onda, un affresco datato 1547 raffigura la Madonna della Salute tra i Santi Rocco e Sebastiano. In un capitello ad arco ribassato, in via Fabbri a San Nazario, troviamo un affresco raffigurante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia. È un dipinto di buona fattura sia per la composizione che per la distribuzione coloristica. Il dipinto situato sulla facciata di una vecchia casa in vai Battistini, a S. Nazario, rappresenta la Sacra Famiglia ed è un’opera recente, dell’inizio del nostro secolo. Le figure sono rappresentate come statue: a sinistra c’è la Vergine, a destra S. Giuseppe e in mezzo Gesù Bambino. A Solagna, in via Papa Giovanni, troviamo quello che, architettonicamente, è uno dei capitelli più belli di tutta la vallata, in stile barocco. Risale al sec. XVIII. L’affresco interno al capitello ci presenta nella parte superiore una dolce Madonna fra putti. Nella parte inferiore, S. Francesco, S. Giustina inginocchiata e alla sua destra S. Giovanni Battista. Sui fianchi S. Domenico e S. Sebastiano. Anche i lati della centina sono affrescati, mentre al centro spicca lo stemma della famiglia Foscari. Sempre a Solagna, sopra l’entrata della trattoria "Da Doro", entro una cornice centinata, dipinta a finto marmo Asiago, un affresco di ottima fattura raffigura la Vergine con il Bambino Gesù in braccio e ai loro piedi S. Sebastiano e S. Rocco. Iconograficamente e per la tecnica adottata l’opera risale sicuramente al secolo XVIII; per la presenza di personaggi caratteristici, potrebbe venir ricollegata alla frequente comparsa di epidemie che falcidiarono in quei tempi la popolazione. Non si conoscono le motivazioni e i committenti di tale affresco, tuttavia esso si inserisce nel tradizionale gusto per la decorazione degli spazi urbani assai vivo in quell’epoca tra i cittadini facoltosi o fra le confraternite. A fianco dell’entrata di un bar in via Torre, entro una cornice centinata dipinta, si trova un affresco del sec. XIX, raffigurante la Madonna di Loreto nella parte superiore, ai suoi piedi S. Benedetto e S. Rocco e le anime del purgatorio. In via Zanchetta, a Pove del Grappa, entro una nicchia ad arco ribassato di fattura ottocentesca, troviamo un affresco raffigurante la Vergine fra Angeli che le sostengono sul capo una corona di fiori. Purtroppo l’affresco era quasi illeggibile per le vaste cadute di pellicola pittorica, per cui si è reso necessario un rifacimento quasi completo. In via Carlessi, a Romano, nei pressi dell’incrocio con la strada del Grappa, troviamo un capitello a edicola poggiante su una base ad altarolo. Sul timpano è dipinto il Padre Eterno benedicente, e sotto, sul lato sinistro, vi è un medaglione dove è affrescato l’evangelista Marco. Sul fondo dell’edicola troneggia la figura del Cristo Crocefisso con ai piedi S. Giovanni Battista, la Madonna e la Maddalena. Sulla facciata di una casa lungo la strada che porta al Monte Grappa, entro una nicchia centinata campeggia un affresco raffigurante la Madonna con Gesù Bambino. Una grossa lampada illumina l’immagine che è di buona fattura. La Madonna piena di dolcezza tiene in braccio un bel Gesù. Più avanti un’altra nicchia ospita un’immagine di S. Giuseppe seduto, che tiene in braccio Gesù Bambino. Sopra il gruppetto tre testine di Angeli occupano la zona dell’arco centinato. È un dipinto che risale al periodo bellico del nostro novecento. Infatti S. Giuseppe veniva invocato come protettore della "Buona Morte". L’affresco, presente nel sacello dei Valle S. Felicita, raffigura nella parte superiore il Padre Eterno e lo Spirito Santo, ed è una copia tipica di quello Dapontiano, che si trova nella Chiesa della SS. Trinità. Al centro, sorretta da due Angeli, l’immagine della Madonna con Gesù Bambino. Ai lati, sulla sinistra S. Lorenzo e S. Antonio Abate, alla destra Santa Giustina, S. Benedetto e un altro Santo. La gastronomia
Gli asparagi sono ingrediente essenziale per tante ricette ma, se si vuole gustarne la naturale e delicata bontà, si possono bollire e condire con burro fuso e formaggio o con aceto, olio ed agro di limone: ottimo per la salute, l'asparago è ricco di vitamine e minerali ed è molto utilizzato per le sue proprietà diuretiche e medicamentose. Non meno eccellente è la produzione di olio d'oliva, di vini (molti dei quali ora tutelati con il marchio DOC), e, naturalmente, di Grappa. Per quanto riguarda questa aromatica bevanda bisogna innanzitutto conoscere la grande differenza che esiste tra grappa e distillato: la prima proviene unicamente dal distillato di vinaccia, che è lo scarto della vinificazione, il secondo è distillato di frutta (30 chili di frutta sono necessari per un litro di distillato puro). Itinerario Valbrenta
Partiti dalla bella conca di Solagna (lastra tombale di Ezzelino il monaco, romitorio e creste di San Giorgio), lungo la statale per Trento si transita per San Nazario e Carpanè (centrale Guarnieri: bell'esempio di architettura protoindustriale), in vista di ampie zone terrazzate, per giungere infine nell'anfiteatro dolomitico di Cismon, dominato da un'arditissima guglia rocciosa. Verso Primolano la valle si trasforma in un'angusta gola, fortificata fin dal tempo dei romani: ben visibile sulla roccia a picco il covolo Butistone ed i più recenti forte Tombion e Tagliata della Scala. Scendendo per la strada in destra Brenta, allungata sulla sponda del fiume ecco Valstagna con i suoi secenteschi palazzotti veneziani; notevole la "Cala' del Sasso", scalinata di 4444 gradini in pietra che congiunge la valle all'altopiano; numerose le gare di canoa nel periodo estivo: Ad Oliero, famosissime le grotte ed il parco del Parolini. Ultima tappa Campolongo, dove ancor oggi sopravvive la tradizionale coltivazione del tabacco. Passeggiante nella Valbrenta Le passeggiate che seguono sono state scelte per portarvi a visitare i luoghi più caratteristici della valle del Brenta, con itinerari assolutamente facili e fattibili con calma nel giro di un paio d'ore (al massimo 45 minuti di salita non impegnativa). Proprio per questo li consigliamo alle famiglie per una simpatica scampagnata o il picnic domenicale. Cismon - La Gusella Costa - L'antica strada Valstagna - Il Covolon Valstagna – I terrazzamenti Valstagna - La Cala' del Sasso Oliero - Il Parco delle Grotte San Nazario - Pian Castel Campolongo - Cappella degli Alpini Solagna - San Giorgio Pove - Il Sacello del Cornon
L’ANELLO DELLA VALBRENTA Attraverso le zone più suggestive della Valbrenta e dei monti che la circondano si svolge un itinerario escursionistico che in cinque tappe percorre circa settanta chilometri di sentieri e mulattiere. I punti tappa sono numerosi e permettono di variare a piacimento la percorrenza giornaliera. Molti sono i paesi toccati in cui è possibile approvvigionarsi di viveri: non servono pertanto scorte di cibo e tendina, gli zaini sono più leggeri ed è possibile entrare in contatto più diretto con la vita quotidiana dei valligiani. La linea ferroviaria Venezia - Trento e le autolinee F.T.V. consentono un veloce spostamento, in caso di necessità, da una località all'altra della valle. L'itinerario che di seguito proponiamo è interamente segnato con il simbolo internazionale bianco - rosso e facilmente percorribile da aprile ad autunno inoltrato Prima tappa: Cismon - Enego - Costa Dalla stazione ferroviaria di Cismon del Grappa ci si dirige verso Sud. Appena oltrepassato l'albergo "Alla Posta", una stradina porta fino alla passerella sul Brenta. Al termine di questa si prende a destra fino alla pizzeria "Cornale". Da qui si inizia il sentiero della Piovega (n. 791) che conduce in un paio d'ore ad Enego. L'antica mulattiera costituiva un tempo il più importante accesso alla Valle di questo paese, facente parte dei Sette Comuni dell'Altopiano. Si prosegue per i piccoli borghi di Val di fabbro e Coste fino a giungere a Valgoda, ultima frazione servita dalla strada; per un breve tratto questa si affaccia all'orlo della parete incombente su Cismon, 600 metri più in basso. Da Valgoda si scende verso valle per il primo tratto del sentiero n. 789 quindi, ad un bivio, si prosegue per il n. 787 costeggiando lungamente il fianco della valle. Si scende infine a Costa San Marino. Seconda tappa: Costa - Valstagna Lunga e suggestiva attraversata per la zona dei terrazzamenti. Dalla chiesa di Costa si prende la mulattiera che, a poca distanza dalla strada comunale, fiancheggia la Valle incontrando diverse contrade ora abbandonate. incrociata la strada asfaltata a contrada "Cavài", la si segue fino a Giara Modòn. Tra le case di quest’ultima il sentiero si inerpica portando in quota nella zona dei terrazzamenti più alti. Da qui in avanti si prosegue in un continuo saliscendi toccando vecchie case abbandonate, con scorci impressionanti sulla Valle sottostante. Il sentiero ha come simbolo indicativo un triangolo rosso con un punto bianco all’interno. Terza tappa: Valstagna - Oliero - Solagna Da Valstagna, saliti per la contrada Torre, si prende la provinciale per Foza fino al primo tornante, dove si prosegue per il fondo valle della Val Stagna. Al fondo inizia la famosa Cala' del Sasso, che si segue per il primo tratto (sent. n. 778), deviando quindi a sinistra. Il sentiero attraversa lungamente il franco della Valle incontrando numerose borgate abbandonate. Elevato anche I'interesse naturalistico della zona, sia floristico che zoologico, culminante ad Oliero con la visita alle Grotte. Da questa località si prosegue per breve tratto fino al posto tappa di Contarini Quarta tappa: Solagna - Finestron Da Solagna la mulattiera segnata col n. 48 porta in un paio d'ore a Campo Solagna (m. 1014) magnifico belvedere sulla Valle sottostante. Da qui inizia il sentiero di cresta n. 40, che percorre tutta la dorsale dei Colli Alti (Col del Gallo, Col Raniero, Col del Fagheron, Col del Fenilon, Col d'Anna e Col Caprile) fino alla località Finestron, così chiamata per l'impressionante veduta "a picco" sul paese di Cismon. Durante il percorso si incontrano numerose malghe presso le quali è possibile far provviste di formaggio ed anche un piccolo spuntino. Quinta tappa: Finestron - Cima Grappa - Cismon Itinerari in bici nella Valle del Brenta PEDALANDO SULLE SPONDE DEL BRENTA Dalla stazione di Bassano, dopo una visita al centro storico, si attraversa il Brenta sul famosissimo ponte in legno dedicato agli alpini. Poco oltre ha inizio la strada "Campesana", sulla quale si snoda il nostro itinerario. Tra le rilevanze storiche e monumentali che si possono notare lungo il percorso, segnaliamo la villa palladiana dei conti Bianchi Michiel a S. Eusebio, il monastero di Santa Croce a Campese, con la tomba del poeta maccheronico Teofilo Folengo, e le chiese dei vari paesi, che contengono opere pregevoli del Da Ponte. Ma è l'ambiente naturale ed il paesaggio che costituiscono il motivo di principale interesse dell'itinerario. Innanzitutto il fiume Brenta, che con la sua fresca corrente mitiga il clima; a Valstagna si possono seguire le evoluzioni delle canoe, che qui si affrontano in numerose gare, anche di livello internazionale. Le grotte di Oliero, la cui visita, passando attraverso l'ampio parco, ci condurrà in barca su di un ampio lago sotterraneo ad ammirare le stalattiti pendenti dalla volta della caverna. I terrazzamenti, mastodontiche gradinate di pietre a secco che sostengono i campi un tempo coltivati a tabacco, su cui le contrade sembrano il fondale di un immenso presepio. Le alte pareti rocciose dei monti che chiudono ai lati la valle, dando la sensazione di trovarci in un grande canyon. Dopo aver attraversato gli abitati di Campese, Campolongo, Oliero, Valstagna e Costa, poco dopo Collicello una passerella ciclabile ci permette di riattraversare il Brenta per raggiungere la stazione di Cismon. Chi volesse abbreviare l'itinerario potrà raggiungere, attraverso i vari ponti sul Brenta, la stazione di Solagna da Campese, di Carpanè da Valstagna, di San Marino da Costa. L'itinerario proposto ha una lunghezza di Km. 21. Essendo pressoché pianeggiante, è adatto a tutti. I paesini della Valbrenta VALSTAGNA Notevoli esempi di architettura sacra sono anche il Santuario della Beata Vergine del Pedancino, dove si organizzano celebri feste decennali che attirano un gran numero di fedeli, e la chiesa di S. Bartolomeo di Primolano, dal bel campanile tardo romanico; la chiesa conserva un tabernacolo gotico e settecenteschi altari in legno intagliato. Si allinea sulla riva destra del fiume, sullo sbocco del Val Frenzela. La maestosa cornice della montagna attribuisce alla località una severa bellezza. Dal punto di vista storico Valstagna ebbe destino analogo agli altri centri della Valle, ma ebbe con la Serenissima rapporti privilegiati: ancora oggi il leone di San Marco, simbolo del legame con Venezia, da' lustro alla piazza principale del paese ed ai ricordi, ancora presenti, della illuminata dominazione della Serenissima Repubblica, alla quale questa comunità fu sempre fedele e pertanto pure esentata dai dazi. (per questo il leone ha il libro chiuso).
Manifestazioni tipiche SAN NAZARIO Sorge sulla riva sinistra del fiume, inserito in un paesaggio completamente dominato dal fiume e dalle montagne: l'abitato è suddiviso in numerose contrade, dotate ognuna di un proprio e caratteristico aspetto. Il Capoluogo è stato completamente rinnovato, rispetto alla sua originaria struttura urbanistica; fra le frazioni la più grande e popolosa è Carpané, separata dal vicino Comune di Valstagna a mezzo di un ponte, ottocentesco, sul Brenta (opera dell'ing. Gerolamo Tescari). Sempre a Carpané sorsero i primi insediamenti industriali dell'intera Valle: ben otto segherie e una delle più antiche centrali idroelettriche d'Italia; la nobile costruzione di palazzo Guarnieri è divenuta sede della Comunità Montana del Brenta e di diversi servizi sociali. Sul retro, l’antico magazzino tabacchi ospita il museo del tabacco della Valle del Brenta. Il territorio si estende fin nella zona detta dei Colli Alti, territorio montano che comprende luoghi ormai famosi nella storia italiana per essere stati teatro di scontri durante la Prima Guerra mondiale: il Monte Asolone ed i Colli Moschin, Caprile, d'Anna e della Berretta. Arte e culturaLa parrocchiale, dedicata a San Nazario esisteva prima del 1.583. Possiede quadri di Jacopo Apolionio (XVII secolo), begli affreschi ottocenteschi del Demin ed un prezioso altare settecentesco in legno dorato. Oggetto di speciale venerazione è il Santuario della Madonna dell'Onda, che conserva un pregevole affresco cinquecentesco. A Carpané la chiesa possiede alcune preziose opere dell'artista padovano Gardini: la pala di San Pietro e Paolo (1.981) e la bella Via Crucis. Manifestazioni tipiche
CAMPOLONGO Incuneato in uno stretto corridoio di terra tra le ultime falde del monte ed il letto del Brenta, l'abitato di Campolongo dipese per lungo tempo dal Monastero di Santa Croce di Campese, al quale fu donato nel XIII secolo da Alberico da Romano. Estintasi la dinastia degli Ezzelini, il Monastero ebbe a perderne il sostegno e lentamente ridusse la propria importanza: Campolongo entrò a far parte dei domini dei Reggenti dei Sette Comuni dell'Altopiano di Asiago ed acquistò solo molto più tardi la propria indipendenza. Arte e cultura Campolongo fu per secoli un centro prettamente agricolo: ancora oggi, in località Vialetti, Orlandi, Zannini e Contarini si possono vedere i tipici terrazzamenti predisposti per le coltivazioni. Fra gli edifici degni di nota la chiesa, della Beata Vergine del Carmelo, costruita tra la fine del Settecento ed i primi dell'Ottocento: in stile neoclassico, è caratterizzata dalla presenza di due campanili romanici simmetricamente posti sulla destra e sulla sinistra della facciata. Manifestazioni tipiche
SOLAGNA L'abitato di Solagna è di lontana origine: si sa che qui i Longobardi posero un presidio militare, dal quale potevano controllare l'intera vallata. Solagna si estendeva allora su un vasto territorio e nei secoli successivi, pur passando sotto il dominio franco, non perse la propria importanza: infatti, quando Berengario I re d'Italia ne fece dono al Vescovo di Padova, Solagna si estendeva su un'area che praticamente comprendeva l'intero territorio del Canale del Brenta. Durante il X secolo la cappella di Santa Giustina, dipendente, come tutte le chiese della Valle, dalla pieve matrice di Santa Maria in Colle di Bassano, fu dotata di fortificazioni difensive. Il territorio rimase sotto l'influenza di Padova fino alla fine del XII secolo: Bassano per prima, e poco più tardi i Comuni della Valle, giurarono fedeltà a Vicenza ma passarono ben presto sotto il dominio degli Ezzelini che vollero l'erezione di una torre ed una fortezza sul monte Cornon. All'estinguersi della dinastia ezzeliniana l'intero territorio fu conteso fra Padova e Vicenza ed infine divenne definitivamente territorio padovano all'inizio del Trecento. Durante il secolo XIV le lotte per la supremazia sul territorio non furono però sedate ed infine anche la Serenissima vi stese la sua longa manus fino ad imporvi il proprio dominio. Da questo momento in avanti il destino di Solagna segue le vicende della Repubblica di Venezia. Arte e cultura L'antichissimo edificio sacro dedicato a Santa Giustina fu distrutto nel 1500; l'attuale parrocchiale ha conservato la medesima dedicazione ed è frutto di un restauro condotto intorno alla metà del secolo scorso: costruzione di una certa imponenza, conserva fra le altre alcune pregevoli opere dapontiane; presso l'abside della chiesa si nota una tavola d'autore ignoto che raffigura La Madonna dell'Aiuto, immagine venerata già nel XVI secolo. All'interno della chiesa è posta la presumibile lastra sepolcrale di Ezzelino llI il Monaco, morto a Campese tra il 1233 e il 1235. Numerose ancor oggi e ben conservate si trovano dimore del XVIII secolo. Da visitare la vicina chiesetta di S. Giorgio, sorgente in una splendida posizione panoramica. Manifestazioni tipiche CISMON Il paese si estende da Primolano, dove sorgono le ammirevoli e robuste fortificazioni disposte in direzione del Feltrino e della Val Belluna e la fortezza del Covolo di Butistone, fino al Corlo, sulla sinistra del torrente Cismon. In passato fu importante per la sua posizione strategica, che permetteva di controllare l'ingresso nella Valle, assurta a vero e proprio baluardo dei domini della Serenissima: questa situazione poté però sussistere per poco tempo infatti, a causa della guerra mossa a Venezia dalla lega di Cambrai, il territorio fu in parte ceduto all'imperatore Massimiliano d'Asburgo. Arte e cultura. Cismon possiede una antica chiesa parrocchiale, profondamente restaurata intorno alla metà del XVIII secolo, che conserva il bel presbiterio e il campanile cinquecenteschi. Arte e cultura La parrocchiale di Sant'Antonio Abate fu eretta nel 1738: conserva altari del XVIII secolo, opere del Da Ponte e di Palma il Giovane. Settecentesca anche la chiesa di Oliero, dotata di ben sette altari. Una interessante passeggiata è la Calà del Sasso, una gradinata di 4444 scalini che porta al Sasso di Asiago costruita nel XV secolo per facilitare commercio e comunicazioni, meta di gite ed escursioni per gli amanti della natura. Particolarmente celebri sono le quattro grotte scoperte dal naturalista Alberto Parolini, presso la sorgente del torrente Oliero: le grotte, inserite in un vasto Parco, sono visitate ogni anno da migliaia di turisti. All'ingresso del Parco sorge il Museo regionale di Speleologia e Carsismo, consigliabile complemento alla visita delle Grotte. Il Museo ha sede su una parte dei locali restaurati dalla ex cartiera Burgo, prima Cartiera Remondini; al suo interno un percorso esplorativo attraverso mostre e plastici guida il visitatore alla scoperta dell’affascinante mondo sotterraneo e dei suoi misteri. tratto da www.comunitamontanadelbrenta.it e www.bassano.eu
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Ora la valle si trasforma in un'angusta spaccatura tra le alte pareti rocciose: dopo i ruderi dei forte Tombion, sbarramento eretto dopo l'annessione del Veneto all'Italia, ci appare di fronte l'antro fortificato del Covolo Butistone; tutt'attorno decine di itinerari alpinistici si dipanano sulle pareti della palestra di roccia cismonese.
° che qui si ritirò a vita monastica. La strada continua ora costeggiando la riva dei Brenta sino all'abitato di Campolongo, dalla caratteristica chiesa con i due campanili; "Et longitudo et altitudo et latitudo eius acqualia sunt" recita un versetto dell'apocalisse che ne spiega l'architettura: ha la particolarità infatti di avere altezza, larghezza e lunghezza uguali tra loro.
Gli artisti, pittori e scultori, che le decorarono, in genere non sono originari del Canale, ma provengono da fuori: da Bassano alcuni, molti da province anche lontane. La manovalanza per la costruzione degli edifici religiosi è però quasi tutta locale: la chiesa viene infatti sentita come un bene esclusivo della comunità. L’apporto più significativo di un fiorentissimo artigianato locale va riferito in particolare a scultori e scalpellini di Pove e di Solagna. E non manca pure qualche pittore, rimasto però illustre sconosciuto in confronto ad altri nomi di grande fama.
ei quadri più discussi della pittura dei Da Ponte: dove Francesco lavora per la prima volta, con pura opera di coloritura, in compagnia di Jacopo (l’opera è databile tra il 1530 e il 1535). Da segnalare la storica statua in legno della Madonna della neve, incoronata solennemente il 5 agosto 1638, e un suggestivo Crocifisso ligneo del sec. XVI. Opera pregevolissima attribuita a Palma il giovane è la Deposizione di Cristo (fine ’500); la pala del Crocifisso, pure in legno, è dello scultore valstagnese Marco Michielin (1854), un umile bottegaio che "ebbe a maestro la sola natura".

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eristici, si presume che la via dove sorge fosse una strada importante di transito.

